Regione Veneto

Corte Bongiovanni, Mocenigo, Well-Weiss, Pasti, detta Bragagnani

A Ca’ degli Oppi in via Bragagnani, 20
 
Per parlare di questa corte occorre risalire ai tempi di Berengario e forse anche prima. Infatti, in un diploma di Ridolfo dell’824, la zona viene indicata come “Prata grani”, mentre un documento successivo del 924 di Rodolfo di Borgogna, successore di Berengario, attesta che egli era accampato con il suo esercito proprio su questo fondo in “pratis de Grannis” e cioè con buone possibilità nell’odierna tenuta Bragagnani. Documenti antichi quindi ma, per avere delle notizie storiche precise bisogna fare un salto in avanti di vari secoli quando i fratelli Bongiovanni fecero di questa proprietà una delle tenute più funzionali e moderne per l’epoca. Nel 1696 i terreni costituenti il latifondo erano “arativi e sabbionivi con concessione d’acqua”. Una bella mappa del 1690 fotografa il latifondo Prà Gagiani (Bragagnani) in maniera molto particolareggiata. Si possono infatti notare la corte con i terreni adiacenti appartenenti ai Bongiovanni, con via San Francesco che da Ca’ degli Oppi conduce a Villafontana. Su questa via si affacciava, all’intersezione di via San Francesco appunto con via Bragagnani, pure una cappella, oggi non più esistente, dedicata al Santo.
Molto interessante pure la riproduzione del bosco del Vescovo, un’estesa boscaglia che ricopriva l’intera zona agli inizi del Seicento che è andata via via assottigliandosi. Gran merito quindi va alla famiglia Bongiovanni che impresse al fondo un forte impulso imprenditoriale. Ma fu quasi sicuramente questo gravoso impegno che vide la famiglia a conclusione della grande opera di bonifica, risanamento e coltivazione del fondo, costretta a vendere la tenuta per i debiti accumulati. Un vecchio documento ricorda come “nel condurla al suo termine, per le traversie di litigi, ad impegni incontrati nella scabrosità d’una cotanto intralciata et estesa linea, con riflessibili diramazioni di condotti, con fabbriche di ponti, chiaviche e rilievi, ridusse la famiglia predetta alla necessità di vendere l’intero più grandioso suo podere di Pragagiani per soddisfare gli indicibili debiti incontrati nella grand’opera”.
Era il 1739 quando Gustavo Bongiovanni vendette l’intero fondo alla famiglia Mocenigo mentre nel 1789, ne divenne proprietario Carlo Maffei che acquistò l’enorme stabile e l’estesa campagna. Su questo passaggio di proprietà vi sono però ipotesi controverse. Infatti nel catasto napoleonico del 1813, e anche in quello austriaco del 1849, la tenuta Bragagnani è intestata ancora alla famiglia Mocenigo, anche se altri documenti attestano che la famiglia Maffei tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento gestiva l’intero fondo. Di certo si sa che nel 1852 l’intero complesso Bragagnani, con altri beni, passa da Alvise Mocenigo al barone Ignazio Weill-Weiss. Oggi il prospetto principale di corte Bragagnani vede al cento la residenza padronale e ai lati due lunghe porticate di grande effetto. Il complesso è, nella sua struttura, Settecentesco e fu progettato dall’architetto Adriano Cristofali, che modificò la struttura preesistente e fece costruire due ampie ali. L’intero complesso ha, nella parte anteriore, una maestosa aia che fornisce l’idea di quanti cereali potesse contenere questo spazio e di quanto fosse estesa la proprietà. Annessi alla proprietà altri edifici minori e un piccolo giardino. Più a nord si trova la pila da riso concessa al Mocenigo nel 1739. Nel periodo napoleonico la corte fu saccheggiata dalle truppe francesi. Sul latifondo venne trovato pure un sepolcreto romano. Significativa al presenza della famiglia Pasti, attuale proprietaria, che impresse all’azienda l’impronta della tabacchicoltura e della risicoltura, rendendola una realtà agricola tra le migliori della Provincia.
 
Fonte: Stefania Ferrari, Ville Venete: la Provincia di Verona, Istituto Regionale per le Ville Venete, Marsilio Editori Spa, Venezia 2003.



















torna all'inizio del contenuto