Regione Veneto

Corte Domenicale Turco in piazza

(adesso proprietà Anti)

A Oppeano, contrada Piazza in via XXVI Aprile, 2
 
La famiglia Turco era già insediata a Oppeano con vasti possedimenti nel 1589 e in quell'epoca il capofamiglia era Lodovico Turco.
Nel 1653 i fratelli Francesco, Marco e Antonio Turco, figli di Lonardo, che possedevano oltre 1000 campi, dei quali 811 erano concentrati nel territorio di Oppeano e Tomba, abitavano spesso a Oppeano anche se risiedevano nella contrada veronese di S. Pietro Incarnario; essi denunciavano “una casa da patroni in Opean per nostra abitazione” e un'entrata complessiva di Ducati 2785. Anche nel 1696 i fratelli Pio e Aldobrando Turco utilizzavano la residenza di Oppeano come propria abitazione: “casa da patron in Oppeano con brolo et ara, che serve per nostra abitazione e campi 9 in circa... ed edificio da mulino con due ruote et una pila nel medesimo”. All'epoca i Turco di S. Pietro Incarnario possedevano 1934 campi, di cui 920 nel territorio di Oppeano, e un'entrata di Ducati 3322. Essi mantennero la proprietà dell'edificio fino alla metà dell'Ottocento, quando la contessa Maria Turco di Francesco, erede dei beni di Oppeano, sposò il marchese Antonio Carlotti e alla sua morte li lasciò in eredità al figlio Alessandro Carlotti.
Nel 1849, quando avvenne il passaggio di proprietà, ad Alessandro furono intestati 377 campi, di cui 239 nel comune di Oppeano e 138 in quello di Tombazosana.
Ancora una volta il disegno di Gasparo Bighignato è di grande utilità in quanto ci mostra la corte Turco com'era nel 1711. Si nota un vasto complesso di mura adiacente al Piganzo con il palazzo residenziale e la cappella gentilizia di recentissima edificazione sul lato nord-est, la torre colombara a sud-ovest e le barchesse sugli altri due lati; poco lontano sul fiume Piganzo il mulino e la pila. Nel primo Novecento frequentò più volte la villa il poeta Gabriele d’Annunzio, ospite della Marchesa Alessandra Starabbadi Rudinì, vedova Carlotti.
Oggi rimangono solo la seicentesca casa padronale e la cappella con una ricca facciata barocca, raro esempio di questo stile nella bassa pianura.
 
Fonte: Remo Scola Gagliardi, Le corti rurali tra Adige e Menago dal XV al XIX secolo, Grafiche Fiorini, Verona 1991.
 











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