domenica 5 settembre 2010

Vivere bene a Oppeano


La certificazione energetica degli edifici

Il decreto legislativo 192, pubblicato nell’agosto 2005, ha introdotto in Italia alcune straordinarie novità rispetto alla Legge 10 del 1991 sull’isolamento degli edifici e la sua progressiva applicazione interessa tutti, privati, imprese, enti pubblici.
I parametri di consumo energetico massimo a metro quadro per edificio sono infatti molto più restrittivi della legge 10, e impongono per le nuove costruzioni, le ristrutturazioni e via via tutti gli edifici, dei cambiamenti radicali che riguardano due aree da considerare insieme: isolamento termico strutturale e “sistema impianto” per la climatizzazione e l’acqua calda sanitaria.
Ecco qualche esempio di questo diverso approccio alle costruzioni, già adottato da molti regolamenti comunali:
• per i condomini, significherà la fine della caldaia autonoma – che alcuni definiscono un vero e proprio “suicidio energetico collettivo” - sono necessarie centrali termiche comuni, con moderni generatori a condensazione ed una sola canna fumaria, e la contestuale regolazione e contabilizzazione del calore per ogni appartamento;
• i pannelli solari dovranno coprire almeno il 50% del fabbisogno dell’acqua calda sanitaria;
• pareti ed infissi dovranno assicurare case molto più coibentate e “sigillate” di oggi, garantendo così tutti i vantaggi della climatizzazione radiante a bassa temperatura.
Per ogni immobile è prevista una “certificazione energetica” redatta da un tecnico abilitato, senza la quale non è possibile l’abitabilità e la compravendita.

Una grandissima parte degli impianti termici dei condomini italiani sono obsoleti, spesso sovradimensionati, persino fuori norma e soprattutto sprecano moltissima energia: le percentuali di dispersione termica registrate sono così alte che gli interventi di riqualificazione hanno evidenziato risparmi superiori al 40 per cento, in particolare quando si cambia combustibile. Grazie all’opportunità normativa del SERVIZIO ENERGIA, è possibile sfruttare questo risparmio per consentire ai proprietari l’investimento con IVA ridotta e senza gravare sul bilancio.
Leggendo le tabelle dei due esempi illustrati si evidenziano risparmi annuali di circa 9.000 euro che consentono un rapido ammortamento dell’impianto, oppure coprono i costi di finanziamento.








 
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